In
epoca precolombiana era abitato da popoli diversi:
i Chorotegas o Mangue, i Nicarao e, provenienti
dal Messico, i Maya, i Chibcha e i Mosquitos.
Il
paese fu esplorato da Gil Gonzáles Dávila
(1522-23) e colonizzato l'anno successivo dagli
spagnoli, che vi fondarono le città di León
e Granada.
Nel
1822 si sottrae al dominio spagnolo con la creazione
dell'Impero Messicano, del quale fece parte fino
al 1823, entrando nella Repubblica Federale dell'
America Centrale. La federazione si sciolse nel
1839, ed il Nicaragua divenne repubblica, entrando
in un periodo di lotte interne sanguinose tra conservatori
e liberali, di cui approfittarono Regno Unito (che
si impossessò della regione di Mosquito nel
1840) e gli USA, che si garantì il controllo
del paese, organizzando l'intervento militare di
W. Walker, riconosciuto presidente nel 1856.
La
capitale viene trasferita a Managua, nel tentativo
di porre fine alle lotte tra Granada e Leon.
William
Walker
Roberto
Sacasa
Il
paese passò sotto governi conservatori (1857-1893)
che, con un'adeguata politica agricola, permisero
un miglioramento delle condizioni economiche.
Il liberale Zelaya, con l'appoggio dei militari,
rovesciò il presidente Sacasa (1893), assumendo
il potere, ma fu a sua volte destituito dall'esercito
USA (1907), in quanto contrario all'ingerenza statunitense
nell'America centrale.
Gli
USA inviarono nuovamente le proprie truppe in Nicaragua
(dal 1912 al 1933), su richiesta del presidente
Diaz, presidiando il paese quasi ininterrottamente.
Le lotte si riaccesero ad opera dei liberali, guidati
dal generale Sandino, che scatenarono una violenta
guerriglia antigovernativa, che terminò solo
con l'arrivo al potere di Moncada, sostenuto dagli
USA.
Marines
statunitensi arrivano nella città di Matagalpa
durante l'occupazione del Nicaragua (1927-1933)
Augusto
César Sandino
L'importanza
dei militari crebbe. Venne creata una guardia nazionale
che deteneva il controllo su tutto il paese e che
portò al potere il suo comandante, Anastasio
Somoza, dal 1933 al 1956, anno in cui morì
a seguito di un attentato.
Anastasio
Somoza García
Somoza
esercitò un potere dittatoriale, perseguendo
una politica di avvicinamento agli USA e di opposizione
ai governi di sinistra dell'America centrale, contro
i quali intervenne attivamente.
Gli
successe il figlio, Luis Somoza Debayle, confermato
da elezioni per altri 6 anni. Con alterne vicende,
la famiglia Somoza riuscì a mantenere a lungo
il potere in Nicaragua, mentre andava rafforzandosi
il Fronte Sandinista, oppositore al governo, che
avviò una campagna di lotta armata nel tentativo
di liberare il paese dal monopolio dei Somoza.
Quando
ormai i sandinisti controllavano quasi tutto il
paese ed alcuni quartieri della capitale (1979),
Somoza diede le dimissioni e si rifugiò negli
USA.
I
primi 18 mesi del nuovo governo furono caratterizzati
da un'intensa attività che permise di risollevare
l'economia del paese, attenuare la disoccupazione
e avviare la lotta all'analfabetismo. Nell'estate
del 1982 la situazione si aggravò, quando
ai contras (formazione guerrigliera antisandinista
e anticomunista) si unì l'esercito dell'Honduras
(su pressione degli USA).
Solo
con le elezioni presidenziale del 25 febbraio 1990,
il Nicaragua arrivò alla pacificazione; viene
eletta alla presidenza Violeta Barrios de Chamorro,
che sconfigge contro ogni previsione il candidato
sandinista Ortega; sandinisti e contras firmano
un accordo per la smobilitazione delle forze di
guerriglia.
Da
allora il Nicaragua continua ad avere regolari elezioni
democratiche che hanno dato vita al governo di Arnoldo
Alemàn (1997-2002) e a quello attuale, di
Enrique Bolaños (2002-2006).